Ricreazione. Lampi di luce plastica

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RICREAZIONE al MLAC
evento a 36 gradi di Gianni Piacentini
In collaborazione con Artisti Innocenti

Riprese di Massimo Piesco
A cura di Domenico Scudero

 

 
Ricreazione. Lampi di luce plastica
 
di Livia Bidoli

Oggetti che distolgono l’attenzione da sé stessi evocando attimi dissolti nel nulla, quasi a preservarlo dal cambiamento letale della metamorfosi circadiana. Mimesi di corpi un tempo occupanti uno spazio di poche righe oppure dilungati in sedie ora vuote, nostalgiche amanti di paradisi irreali e artificiali. Un altrove che richiama l’assoluto mentre narcisisticamente approda al presente, dissimulando un’uccisione già avvenuta, in un passato appena trascorso e le cui tracce si muovono compite tra i tavoli immersi in un caduco ingombro di cose.

 
Accumuli di pensieri roteanti nell’originale immaginazione di un bouleverser continuo e contiguo. Spazi, sottilmente attratti l’uno dall’altro, percepiti nella loro assenza vieppiù irrigidita dallo scalpitare di un’attività re-attiva, ingegnosamente imbibita di sensi contraddittori. I più reali di loro roteano nello scatenarsi di un cieco prostrarsi ad un ritmo avvolto da frenesie nichiliste e parossistiche.

Gianni Piacentini accarezza il tempo con le sue mani archeion di un costrutto vivace, vitalmente avvinto da scalpiti romantico-esistenziali che si mimetizzano tra una tromba ammutolita dalla carta fucsia oppure dalle mille e sgargianti palline il cui disordine celato è presto demandato ad una consecutio esatta, precisa, cromaticamente e geometricamente quadrata e primaria. Mentre palloncini merlettati guardano lo spettatore, reattore di pensiero, dall’alto, confondendolo tra le macchie di colore di decine di spray con il box warholiano di Brillo a capo. 

Dalla musica ai funerali di una previsione ostentata, post-mortem, mentre al centro le attività letterarie, creative, produttive di un senso estetico che ridona spessore all’attività umana. Un abnorme accumulo di senso la disperde indirizzandola verso innumerevoli traiettorie. La casa invece come accogliente reliquia di sé e del proprio universo significativo: “Je vis dans un décor” lasciava dire J. P. Sartre in Le mains sales.

 
Come Praz, come Hysmans, come un decadente esteta postmoderno, Gianni Piacentini utilizza la sua vita come oggetto di riflessione sul mondo, senza però astrarsi da esso, ma ripercependolo e con esso concedendo(si) una nuova dimensione. I suoi paradis artificiels sono fiorellini azzurri che non producono assuefazione bensì domande sulla propria fuga dall’espressione. E ancor di più sulla propria possibile nientificazione, su quanto abbia senso nascondersi nelle pieghe di un emisfero circonciso dall’ombra, accerchiato dalla vacuità, irrorato da sangue bianco e accecante come la luce asfissiante del neon.
 
Una luce plastica che scalda soltanto i nervi più spessi, senza far scorrere energia, quasi a sottrarre la vita e ripulirla dei suoi effetti esperenziali nei reconditi passi all’indietro da uno specchio dal quale ci si allontana, non riflettendo(si più) che (in) una luce limpidissima e nerissima. 

MLAC
dal 15 al 29 maggio 2008
Lun – Ven ore 10:00 – 19:30
Direttore: Simonetta Lux 
Curatore: Domenico Scudero
 
PIAZZALE ALDO MORO  5  –  ROMA  00185

Tel. +39.06.49910653  Fax +39.06.49910365
http://www.luxflux.org/museolab/museo.htm  – muslab@uniroma1.it

 

Foto di Livia Bidoli

Ricreazione. Lampi di luce plasticaultima modifica: 2008-05-23T09:30:00+02:00da liviabi
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