Da Tre sorelle alla Signorina Julie al Teatro Orologio

ee42070fcafb12bc5b49bf37acccc993.jpgTEATRO DELL’OROLOGIO

Via dei filippini, 17/a – tel. 06.6875550

Sala Grande
“TRE SORELLE TRE”

Vaudeville di Mario Moretti
con Alessia Franchin, Beatrice Gregorini, Tiziana Scrocca
Regia di Claudio Boccaccini

Torna a grande richiesta il trio “Tre sorelle tre” (Alessia Franchin, Beatrice Gregorini, Tiziana Scrocca) con l’omonimo spettacolo Tre sorelle tre” vaudeville di Mario Moretti da Tre sorelle di Cechov e regia di Claudio Boccaccini – che ha debuttato con successo a gennaio al teatro dell’Orologio. Lo spettacolo “Tre sorelle Tre” si sofferma in particolare su quella che è stata definita la “malinconia cechoviana”, cercando di individuarne una variabile che non perde di vista le “regole” del vaudeville. Commedia con musiche tutta al femminile ma non priva di intrusioni sui “caratteri” maschili, “Tre sorelle Tre” si fonda sulle storie parallele di tre frustrazioni amorose:quella di Irina (Alessia Franchin), che ha deciso di sposarsi senza nessuna partecipazione affettiva; quella di Mascia (Beatrice Gregorini), moglie infelice, che assiste desolata ed impotente alla partenza del suo amante dalla sperduta cittadina russa in cui risiede con le sorelle; infine quella di Olga (Tiziana Scrocca), professoressa  di ginnasio oppressa da una perenne emicrania, nubile, ma non per scelta.  Cechov osserva queste delusioni amorose con divertito distacco, ed è su questo schema, fondato sulle reiterazioni paradossali e sulle trasformazioni umoristiche della materia drammatica del testo, che Mario Moretti, nella sua rielaborazione, vuole liberamente e senza il timore di scivolate parodistiche fermare l’attenzione. Le tre sorelle cechoviane si raccontano e confessano rimpianti, sentimenti celati, vittime designate di un innato quanto rassegnato impulso alla vita, ed è anche grazie all’intervento di animate canzonette popolari, passi di danza e intensi sospiri che portano in scena un divertito scambio di opinioni nell’attesa corrosiva di lasciare la monotona provincia per la tanto agognata città di Mosca.

Definito dal regista Claudio Boccaccini un grande gioco di teatro nel teatro, lo spettacolo si risolve e si dissolve in un meccanismo di allusioni, evocazioni, travestimenti e caricature ben architettato dalle tre versatili interpreti, ironiche portavoci della malinconia cecoviana.

 

Sala Gassman

    LA SIGNORINA JULIE    

di August Strindberg – traduzione adattamento e Regia di Ilaria Testoni

con Claudia Mei Pastorelli, Paolo Benvenuto Vezzoso, Livia Saccucci

“Le mie anime sono mescolanze di stadi culturali passati e presenti, brani di libri e di giornali, pezzetti d’uomini, lembi di abiti da festa ridotti a stracci, così come le anime stesse sono rattoppate”  (August Strindberg)

Una partita crudele di provocazioni che finisce nell’orrore: in una notte d’estate di fine ‘800, in una cittadina svedese, tra la Signorina Julie e il domestico Jean si stabilisce un’intesa e una tensione sessuale che degenera in un conflitto servo-padrone. Eros, rancore e sopraffazione: due anime si scontrano per una notte, capovolgendo il destino che la loro epoca aveva già scritto.

E così nessuna relazione diventa possibile tra due umanità tanto diverse: la signorina Julie fantastica e si discolpa, il servo Jean immagina che il suo amore in altre  circostanze avrebbe potuto svilupparsi. Ma i due, tanto lontani socialmente non riescono, non possono, superare il loro universo.

Sala Artaud

    “LA MORTE E LA FANCIULLA”    

di Ariel Dorfman

con Nicola D’Eramo, Daniela Tosco, Martino Duane  Regia di  Riccardo Cavallo

La banalità del male irrompe in palcoscenico portando con sé la tragedia della dittatura cilena, l’angoscia di una donna torturata e umiliata da mediocri esecutori di un potere assoluto, le paure di un uomo che tenta di nascondere e di dimenticare un atroce passato, i dubbi di un rappresentante della legge messo di fronte ad una verità incredibile. Ne “ La morte e la fanciulla”  Ariel Dorfman ripercorre il dramma psicologico di tre persone che scoprono pian piano l’immensità del dramma vissuto da un’intera nazione e dal suo popolo, dramma che non è solo quello del Cile e del periodo più buio della sua storia, ma che ricalca le tragedie che si sono susseguite, e continuano a farlo, in questo secolo. Una donna sopravvissuta alle torture del regime, riconosce dopo molti anni il suo aguzzino. Lo fa prigioniero e lo costringe a confessare i suoi crimini, cercando contemporaneamente di coinvolgere il marito nel suo dolore. Il Cile come metafora del mondo in cui viviamo, un mondo in cui il potere trasforma gli uomini in bestie feroci. E, per un mostruoso scherzo del destino, la tragedia cilena ebbe inizio nel 1973, una tremenda mattina dell’ 11 settembre.

Da Tre sorelle alla Signorina Julie al Teatro Orologioultima modifica: 2008-05-22T09:20:00+02:00da liviabi
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