Gli schiavi italiani di Ulderico Pesce

cf841a717b5c9af96a60e8f7df622799.jpgPrima Nazionale lunedì 28 ore 21.00
fino a mercoledì 30 aprile 2008
TEATRO INDIA

IL TRIANGOLO DEGLI SCHIAVI:
i lavoratori clandestini in Italia

di e con Ulderico Pesce
musiche Matteo Salvatore
Tradizionali Africane e Arbёreshё
voce Rosamaria Tempone

estratti video

Una stagione all’inferno
di Alex Nucci musiche di Luigi Porto
prodotto e concesso da Medici Senza Frontiere

 
Mare Nostrum
di Stefano Mencherini
Giornalista indipendente e regista RAI
Prodotto e concesso da Stefano Mencherini
 
con l’amichevole partecipazione musicale di
Rodolfo Maltese Bachir Gareche Giuseppe Casuscelli

Il Triangolo degli schiavi è la storia di Ambrogio Morra, nato vicino a Cerignola, in provincia di Foggia ed emigrato a Roma in cerca di un lavoro. Abita allo Scalo San Lorenzo, in una camera-veranda che si affaccia sulla tangenziale, dove, in cambio di un piccolo risparmio sull’affitto deve convivere e accudire circa 400 canarini che gli rendono la vita assai difficile. Ambrogio si sente come un clandestino, isolato tra i canarini. Il lavoro non gli cambia, come aveva sperato, la vita che, invece, si trascina tra la costrizione ad “abitare con i canarini” e le pesanti ore passate prima a scaricare la frutta ai mercati generali e poi nei cantieri della capitale come manovale, sempre al nero, assieme ad africani e romeni clandestini.

La nonna Incoronata, che a fianco di Giuseppe Di Vittorio prese parte alle lotte di “conquista della terra”, lo aiuta economicamente e lo sollecita a scendere in Puglia dove sono “tornati gli schiavi” e dove Incoronata, ora come allora, si sta sostituendo ad uno Stato italiano sempre latitante e assiste e sostiene i lavoratori clandestini sfruttati per la raccolta dei pomodori. Nonna Incoronata sollecita il nipote Ambrogio a fare come lei e a raccontare e denunciare quanto succede: “i tanti polacchi e africani sfruttati e morti nelle campagne italiane”.
 
Ambrogio diventa amico di alcuni immigrati e scopre la bellezza delle loro origini etniche, l’avventuroso viaggio fatto per arrivare nel Sud dell’Italia, il rapporto con gli scafisti, l’ospitalità nei Centri Temporanei di Accoglienza, l’espulsione, la clandestinità, e lo sfruttamento schiavistico a cui sono sottoposti da caporali e padroni che li fanno lavorare per quindici ore al giorno in cambio di venti euro.
 
Lavoratori che vivono in tuguri senza bagno e senza acqua, spesso picchiati o uccisi dai caporali solo per dimostrare agli altri il loro potere.
 
Nella sua terra Ambrogio si ritroverà presto impegnato in difesa dei diritti dei lavoratori clandestini e contro i padroni che, nel Sud dell’Italia come nel ricco Nord-est, nei campi agricoli della Toscana e nei cantieri edili di Roma e Milano, li sfruttano in cambio di 2 euro all’ora. Padroni liberi di fare ciò che vogliono grazie alla assoluta mancanza di controlli sui campi e nei cantieri.
Alla scarsa ricompensa giornaliera per i clandestini impegnati in agricoltura si contrappongono i 36 mila euro che i padroni incassano a fondo perduto, su solo dieci ettari di terra, dalla Comunità Europea, oltre naturalmente ai guadagni per la vendita dell’oro rosso alle industrie.
 
Ambrogio si trova a fare la stessa lotta che 50 anni prima aveva fatto sua nonna Incoronata contro i latifondisti e a favore della distribuzione della terra ai braccianti. Ma i braccianti agricoli che occupavano la terra negli anni ’50 avevano un nome e un cognome e una patria. Ora c’è solo l’amarezza di una “lotta mancata” per l’acquisizione dei diritti.
I nuovi braccianti sono clandestini, sono e devono essere senza identità e per non farsi identificare arrivano a bruciarsi i polpastrelli delle dita per trasformarsi in uomini senza impronte”.

NOTE DI REGIA di Ulderico Pesce

Ringrazio la CGIL nazionale per l’opportunità che mi ha offerto e Medici Senza Frontiere che mi ha invitato, con i musicisti Têtes de Bois, a passare un po’ di tempo insieme agli immigrati.
Questo accadeva a settembre 2006, prima che scoppiasse il caso grazie all’Espresso.
E’ stata una delle esperienze più importanti e agghiaccianti della mia vita, ho assistito a scene terribili mentre seguivo alcuni clandestini che si spostavano in giro per l’Italia in base al lavoro. In primavera ed estate in Puglia per i pomodori, in autunno in Toscana, Sicilia, Emilia per l’uva, poi per le olive, poi in Calabria per i mandarini, poi durante l’inverno nel Nord-est per le mele, poi nei cantieri edili e di nuovo in Puglia per i pomodori.

Non avevo mai visto maltrattare in quel modo uomini, donne e bambini. Non avevo mai visto vivere 30 persone in una baracca di 30 metri quadrati senza acqua, senza elettricità e senza gas.
Una mattina mi sono trovato con degli immigrati e mi hanno invitato a mangiare una capra con loro. L’hanno uccisa davanti a me, squartata e tolto le interiora, ma non c’era acqua per lavarla e allora l’hanno lavata con la fiamma ossidrica, l’hanno disinfettata con il fuoco mentre io reggevo una zampa dell’animale facendo finta di niente. Un odore terribile. Poi hanno tolto di mezzo i materassi lerci dove avevano passato la notte e hanno montato un fornello su un tavolino grazie al quale la carne è stata bollita. L’abbiamo mangiata assieme condita con un filo d’olio. Non era male.
 
Ad essere sincero qualcosa di molto simile l’ho vissuta attraverso i racconti di mia nonna che mi hanno sempre parlato dei problemi dei braccianti degli anni ‘50. I miei nonni erano molto poveri però nessuno li schiavizzava. E invece in Puglia, ma anche in altre aree del Sud, del ricco Nord Est, e addirittura di Milano e Roma, basta andare in via Palmiro Togliatti all’alba e vedere i caporali che prelevano i clandestini per portarli nei cantieri, si assiste allo sfruttamento più bieco degli esseri umani. Vengono trovati i corpi straziati e senza vita ai bordi delle strade mentre lo Stato fa poco o niente per arginare il problema e tutto questo mentre, a poche centinaia di metri, cittadini italiani, si comportano come se niente fosse. Ci si affretta a prendere i figli a scuola, a fare la spesa, ad andare in palestra, in piscina, a lezione di pianoforte, ci si ama facendo finta di non vedere che a pochi metri sono tornati gli schiavi. “
Ringrazio ancora Medici Senza Frontiere che mi ha dato l’opportunità di utilizzare parte del video “Una Stagione all’Inferno”, rapporto sulle condizioni degli immigrati impiegati in agricoltura nelle regioni del Sud Italia. Un ringraziamento particolare a Stefano Mencherini, giornalista indipendente e Regista RAI, che mi ha permesso di proiettare brani tratti da “Mare Nostrum”, il suo Film-inchiesta che naturalmente ha subito varie censure.
 
Su www.uldericopesce.com la petizione per la tutela dei lavoratori clandestini
 
TEATRO INDIA

Lungo Tevere dei Papareschi – Roma
06.684000311

Gli schiavi italiani di Ulderico Pesceultima modifica: 2008-04-24T16:25:00+02:00da liviabi
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