Il Decameron d Zucchi all’Agorà

62c19c0b9b3a5779132e03868a900912.jpgDECAMERON
Libero adattamento di Augusto Zucchi e
Luigi Lunari

DAL 23 APRILE AL 4 MAGGIO
AL TEATRO AGORA ’80 (ORE 21:00)

La compagnia di giovani attori Auroville diretta da Augusto Zucchi

L’idea di ricavare il testo dal Decamerone di Boccaccio non può pretendere a particolare originalità, se non per la preoccupazione – questa sì alquanto inedita di tentare di “scavalcare” in parte il materiale novellistico di cui si compone per approdare alla cornice in cui quel materiale è composto.
Lo scopo, da un punto di vista formale, è quello di riequilibrare contenitore e contenuto, significato e significante, in una formulazione che proponga – e che tenti sperabilmente di risolvere – l’apparente “contraddizione” tra una polis ( città, civiltà, umanità ) devastata dal tremendo flagello della peste, e la fuga di un gruppetto di giovani in una torre d’avorio dove si passa il tempo a contar favole.
Per indifferenza? Per cinismo? La risposta di Boccaccio – “per sopravvivere” – non sembrerebbe sulle prime sufficiente. Una risposta tautologica, evasiva: ancora una volta un significante più che un significato.
Il “Decamerone” è anche e forse soprattutto questo: e così, comunque, è stato qui interpretato, valorizzando e sottolineando la cornice in cui le singole novelle si collocano e giocando anche – quasi estrapolando dal pensiero dell’autore – sulle possibili confusioni tra l’ospite che attira i giovani nella sua casa, e la morte che in qualche modo ve li spinge o tenterà di strapparli. In questo contenitore, in questa struttura si collocano poi – giustamente inevitabili – le novelle sceneggiate.
Al di là del divertimento, o dell’occasione di meditazione che esse offrono, vi è da constatare la loro naturale efficacia teatrale, in quei dialoghi che sembrano scritti per essere parlati e che sono il fondamento della lingua italiana. Questi dialoghi li ritroveremo in tutta la narrativa italiana, fino al Manzoni dei “Promessi sposi” o ancora al nostro secolo fino al Pasolini di “Vita violenta”. Mentre il Teatro  si inventerà il proprio linguaggio tragico, tronfio e pettoruto, inesistente in natura, dal Metastasio all’Alfieri ( e al Manzoni dell’ “Adelchi” e al Pasolini del “Pilade”), la narrativa ospiterà dialoghi vivaci e veri, tratti dalla realtà parlata delle piazze e delle case. Questa dicotomia, che nasconde nelle pagine della narrativa italiana la naturalezza della parola parlata, ha forse origine qui, nel “Decamerone” del Boccaccio, mentre al teatro è riservata la formulazione del linguaggio aulico e colto. E questa è un’altra delle verità che questa riproposta del “Decamerone” intende sottolineare e comprovare.
Delle cento novelle scritte da Boccaccio in questa riduzione ne sono state contemplate sei, ognuna guidata da una logica perfida, tutta giocata sullo scherzo ordito dall’allegra brigata ai danni di un povero disgraziato: lo sciocco Calandrino.
Interpreti e narratori delle novelle sono dieci attori-personaggi, scelti per offrire un’ ampia panoramica dei temi e dei contenuti, che privilegiano il carattere comico e il valore letterario dell’opera boccaccesca per antonomasia.
Non mancano i personaggi più famosi come Ser Ciappelletto, Federigo degli Alberighi, Peronella, Frate Rinaldo, Lidia e Pirro, affiancati da altri caratteri tratti da novelle per la prima volta adattate per il teatro: Bruno, Buffalmacco e Calandrino.
Lo spettacolo con musiche e coreografie, prevede la presenza in scena dello stesso Boccaccio che, dialogando con Fiammetta, personaggio della fantasia che rappresenta la Morte, illustra gli intendimenti dell’opera inserendola nel contesto storico e letterario dell’epoca.


Il costo del biglietto è di 10 € + 2€  (Tessera Associativa Teatro Agorà) 
Per info e prevendita 338/3079685 – 347/4268239
www.auroville-zucchi.it

TEATRO AGORA ’80” –  VIA DELLA PENITENZA, 33 – ROMA –

Il Decameron d Zucchi all’Agoràultima modifica: 2008-04-21T09:00:00+02:00da liviabi
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