L’amore o dei propri demoni

d2917edbe6f16f83c44c4023f260dfc8.jpgUmberto Galimberti: Le cose dell’amore
L’amore o dei propri demoni
recensione di Livia Bidoli

Il Professor Galimberti, ordinario di Filosofia della Storia e Psicologia generale all’Università di Venezia, presenta il suo ultimo libro occupandosi di una materia informe e fluida come l’amore: un luogo dove secondo i greci abitano demoni e dei e dove l’uomo può essere soltanto attraversato da questa forza e farla risuonare entro di sé.

Il giorno di San Valentino, sacro all’amore secondo una tradizione che unisce cristianesimo a paganesimo, affronta la presentazione di un libro che scava dentro Amore, fino a farlo vibrare di interezza, per diventare poesia nel recitativo di Michele Placido intervallato dalle domande della giornalista Maite Bulgar e di Luigi Galluzzo. Luigi Galluzzo inizia chiedendo a Galimberti cosa significhi amore come superamento di sé. Per Galimberti l’amore è: “inquietudine, è lo sfondamento della soggettività, il collasso dell’io e della ragione, come afferma Platone coincide con la follia”.

 
L’amore riporta l’uomo al caos originario, all’indifferenziato, e dopo questa esperienza l’io che riemerge non è più lo stesso: è una rinascita dalla morte perché porta l’uomo a contatto con i propri demoni e: “l’entusiasmo che genera è procurato dal dio che lo abita, éntheos, e non dall’uomo che lo prova perché è posseduto katochoché, da un dio.”
 
Nelle parole di Galimberti è chiaro come sia Amore che permette all’uomo di venire a contatto con i propri demoni e dei perché lo conduce al sacro, ovverosia trascende l’umano che è in lui per fargli conoscere l’irrazionale, la forza buia racchiusa dentro di lui. La ragione non conduce all’episteme, alla conoscenza assoluta, perché permane nell’io e parla il suo linguaggio, piuttosto che il linguaggio della follia, del delirio, tipico dell’amore, l’unico di cui Socrate dichiara conoscenza: “delle cose dell’amore ho episteme”.
 
Il linguaggio dell’amore è quello del paradosso e della durata eterna, della densità simbolica poiché rappresenta il tramite tra conscio ed inconscio: l’erotika è una forma di conoscenza, ci fa comprendere l’altra parte di noi stessi, ricomponendo l’uomo e integrandolo per intero. Amore è figlio di Pénia, povertà, ed essendo regolato dal desiderio, occupa lo spazio della mancanza e termina con il suo compimento, ma è anche generato da Póros, la via, il passaggio, ecco il motivo per cui può essere un tramite tra i demoni dell’altro ed i propri: si comporta come uno specchio, costruendo un varco per rendere attivo un rapporto radicale con noi stessi.
 
La dimensione erotica attraverso l’amplesso conduce alla ricongiunzione col proprio io, che deve all’altro la sua riscoperta, ecco perché il “pudore” degli amanti, la difesa che tende a individualizzare se stessi durante il rapporto per “emergere dalla genericità, per essere riconosciuti con il proprio nome, la propria soggettività, e non come funzionari della specie”.
 
L’amore è domanda sulla propria identità, e conferma di essa, una reciproca seduzione, un “trarre a sé” ricambiato, un essere visionari per oltrepassare il dato umano, lo stadio egoico della conoscenza: “endémonia” significa andare d’accordo col proprio demone, questa è la caratteristica dell’innamorato, taciuto giustamente di delirio non vivendo lo stato razionale dell’uomo, “trascendendolo” appunto. Per Galimberti ”Amore è una cattura delle reciproche demonicità e chi conosce veramente se stesso si innamora: è chi ha paura di sé e non si offre al mondo che non è erotico perché non è in accordo con sé, ovverosia col proprio demone.”
 
Al termine del libro si trova una citazione da Chebel Il libro delle seduzioni: “la conoscenza che abbiamo noi dell’amore è la stessa di un bambino, con l’unica differenza che ‘lui crede ancora a ciò che lo tormenta’ mentre noi cerchiamo di affidarci ad essi per rendere meno dolorose le nostre illusioni”. Questo rammenta che Amore non è conoscenza ma episteme, “qualcosa che si regge da sola”, che non sopporta scissioni tra mente e corpo, infatti sesso deriva da “nexus”, l’accadimento d’amore che ci pone in relazione” con l’altro da sé, “un rapporto solitario di ciascuno con l’essenza dell’uomo che per pochi attimi gli consente di ricomporre la prima, originaria lacerazione.”

Le splendide letture di Michele Placido da Gozzano, da Dante il Canto V dell’Inferno dedicato a Paolo e Francesca col celebre passo “Amor ch’ha nullo amato amar perdona”, insieme ad una serie di celebri brani per chitarra, da Albeniz al “Volo del calabrone”, hanno accompagnato la serata in un parterre d’eccezione.

Umberto Galimberti

Le cose dell’amore
Feltrinelli Super UE
Pagine 176, € 8
 
 
Biografia
Originario di Monza (1942), nel 1976 ha ricoperto la cattedra di Antropologia Culturale e nel 1983 è stato incaricato come professore associato di Filosofia della Storia: dal 1999 è Professore ordinario all’Università Cà Foscari di Venezia di Filosofia della storia e di Psicologia generale. E’ Membro ordinario dell’International Association for Analytical Psychology dal 1985. Tra 1987 e 1995 ha collaborato con “Il Sole-24 ore” e dal 1995 ad oggi con il quotidiano “la Repubblica”.

Allievo di Jaspers in Germania, ne ha curato e tradotto gli studi: Sulla verità (raccolta antologica), La Scuola, Brescia, 1970; La fede filosofica, Marietti, Casale Monferrato, 1973;
Filosofia, Mursia, Milano, 1972-1978, e Utet, Torino, 1978. Di Heidegger ha tradotto e curato l’edizione Sull’essenza della verità, La Scuola, Brescia, 1973.

Bibliografia 1975 – Heidegger, Jaspers e il tramonto dell’Occidente, Marietti, Casale Monferrato, (Ristampa, Il Saggiatore, Milano, 1994). 1977 – Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984). 1979 – Psichiatria e Fenomenologia, Feltrinelli, Milano. 1983 – Il corpo, Feltrinelli, Milano, 1983 (Premio internazionale S. Valentino d’oro, Terni, 1983). 1984 – La terra senza il male. Jung dall’inconscio al simbolo, Feltrinelli, Milano (premio Fregene, 1984) 1985 – Antropologia culturale, ne Gli strumenti del sapere contemporaneo, Utet, Torino. 1986 – Invito al pensiero di Heidegger, Mursia, Milano. 1987 – Gli equivoci dell’anima, Feltrinelli, Milano. 1988 – La parodia dell’immaginario in W. Pasini, C. Crepault, U. Galimberti, L’immaginario sessuale, Cortina, Milano. 1989 – Il gioco delle opinioni, Feltrinelli, Milano. 1992 – Dizionario di psicologia, Utet, Torino.(Nuova edizione: Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Milano, 1999). 1992 – Idee: il catalogo è questo, Feltrinelli, Milano. 1994 – Parole nomadi, Feltrinelli, Milano. 1996 – Paesaggi dell’anima, Mondadori, Milano. 1999 – Psiche e techne. L’uomo nell’età della tecnica, Feltrinelli, Milano. 2000 – E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza (opera dialogica con Edoardo Boncinelli e Giovanni Maria Pace), Einaudi, Torino. 2000 – Orme del sacro, Feltrinelli, Milano (premio Corrado Alvaro 2001). 2001 – La lampada di psiche, Casagrande, Bellinzona. 2003 – I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, Milano. E’ in corso di ripubblicazione nell’Universale Economica Feltrinelli l’intera sua opera.

Testo tratto dalla rivista online NonSoloCinema anno II n. 3 – © 2005

Articolo di Livia Bidoli – Pubblicato lunedì 31 ottobre 2005
L’amore o dei propri demoniultima modifica: 2008-04-07T09:25:00+02:00da liviabi
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