Come NON pubblicare un libro

ESORDIENTI DA SPENNARE

INTERVISTA ESCLUSIVA A SILVIA OGNIBENE

 

Di Francesco Giubilei

 

Come le è venuto in mente di scrivere Editori da spennare?

In realtà l’idea è stata di Davide Musso, della redazione di Terre di Mezzo editore che stava scrivendo un altro libro, intitolato “Voglio fare lo scrittore” che è uscito proprio insieme al mio. Cominciando le ricerche per il suo libro, Davide ha sfiorato il mondo dell’editoria a pagamento ed ha avuto l’idea di un secondo libro, dedicato a questo argomento.


-Lei crede che il l’esistenza di queste case editrici è strettamente legata alla voglia di molti autori di pubblicare i propri libri ad ogni costo?

Se non esistesse “l’ansia da copertina” di molti aspiranti autori, non esisterebbero nemmeno le case editrici a pagamento. In Inghilterra, con una locuzione secondo me molto calzante, questo fenomeno viene chiamato Vanity Press. [http://en.wikipedia.org/wiki/Vanity_press]Purtroppo, ci sono fin troppi aspiranti scrittori che pagano per veder pubblicato il proprio nome su una copertina qualunque.
Spesso, perché staccare un assegno è molto più facile che affrontare il cammino della scrittura e della pubblicazione vera: un sentiero tutto in salita. La scrittura è un mestiere e come tale va vissuta. Con umiltà, sacrificio e impegno. Se si vuol fare lo scrittore davvero, naturalmente.

-Pubblicazioni in una collana dedicata agli autori esordienti di un’importante casa editrice a pagamento tra gennaio e febbraio 2007: totale 121, moltiplichiamo per 1800 euro ed ecco che abbiamo 217.000 euro dicontributi diretti dagli autori, Non tutti pagano? Prendiamo meno della metà del totale 100.000 euro.
100.000 euro ogni due mesi per 6 periodicità e abbiamo in un anno la bellezza di questi ipotetici 600.000 euro, se invece siamo maligni e confidiamo sul fatto che tutti pagano abbiamo 200.000 euro per sei mensilità ed ecco la sottile cifra di 1 milione 200 mila euro.
Dove vanno a finire tutti questi soldi?

Provo a rispondere lo stesso: credo che vadano in larga parte nelle casse degli editori a pagamento. Il problema dell’editoria a pagamento è che i libri, una volta stampati, non vengono distribuiti. Non arriveranno mai sugli scaffali di nessuna libreria, perché la maggior parte degli editori a pagamento non sono distribuiti. Questo accade perché la promozione e la distribuzione sono gli anelli più costosi e delicati della filiera del libro. Queste due voci si mangiano gran parte dei ricavi degli editori. Inoltre, per fare in modo che un distributore nazionale accetti un editore fra propri clienti, è necessario che l’editore si sia accreditato come serio e produttivo.

In sintesi, l’editore a pagamento si accolla solo le spese di stampa; spesso, manda in stampa solo le copie del libro che poi, come da contratto, rivenderà all’aspirante autore. Tutto ciò che dovrebbe spendere per la promozione e la distribuzione del libro se lo mette in tasca. L’editore a pagamento non fa profitti sul mercato del libro, ma nelle tasche degli aspiranti scrittori. Inoltre, il distributore accetta un editore come cliente solo se quest’ultimo gli garantisce un certo fatturato: ovvero, se ha un buon catalogo, se fa libri buoni e vendibili. Gli editori a pagamento, invece, fanno cataloghi a caso perché mandano in stampa di tutto: non sono interessati alla qualità delle opere, ma ai contributi pagati dagli scrittori.

– Inserire informazioni abbastanza precise su chi e, a volte, come può creare problemi anche se si lavora nel mondo del giornalismo. Ha dovuto rinunciare a pubblicare talune esperienze dirette o ci sono editori o resoconti altrui che non ha potuto inserire?

No, ho inserito nel libro tutte le informazioni di cui ero in possesso.

– Stando ai dati del suo libro, sono molti gli autori che finiscono nelle maglie dell’editoria a pagamento, come mai, secondo lei, non è altrettanto diffusa la condivisione delle esperienze anche on line? C’è forse una forma di vergogna da parte dell’autore (una volta resosi conto
della frode) oppure è solo menefreghismo (della serie ‘tanto a me è già toccato’)? O magari paura per eventuali conseguenze personali?

Lo scambio di esperienze in rete è fondamentale. Blog, forum e siti ce ne sono. Proprio da lì sono partita per raccogliere le esperienze di esordienti finiti nella trappola e, onestamente, non ho trovato né vergogna né menefreghismo. E’ importantissimo, comunque, che chi si imbatte negli editori a pagamento renda pubblica la propria esperienza attraverso la rete: servirà per informare più persone possibile dell’esistenza, e soprattutto dell’assoluta inutilità, di questo fenomeno e magari ad evitare che qualcun altro ci caschi.

-Nella sezione consigli di carta non ha inserito i due libri di Gordiano
Lupi su questo argomento. Li ha letti?

Non li ho letti, confesso. Ma lo farò.

-Recentemente Il Filo in una lettera inviata al blog Riaprire il Fuoco di Baraghini – Bianciardi che da tempo denuncia gli editori a pagamento ha annunciato di voler querelare il sito a causa
degli:

“attacchi del tutto privi di fondamento che sono stati rivolti strumentalmente alla nostra casa editrice. Premetto che per quanto dichiarato da tale “CM” intraprenderemo immediatamente un’azione legale rivolta ai gestori di questo blog, tesa a riconoscerci il giusto risarcimento economico e morale per la diffamazione subita.”

Non ha paura di ricevere qualche querela a causa del suo ottimo lavoro?


No. E se le querele arriveranno, ci vedremo in tribunale e sarà un giudice a stabilire chi ha ragione e chi torto. Per costruire l’inchiesta ho agito così: ho confezionato un manoscritto raffazzonato, l’ho spedito ad una serie di case editrici che sospettavo chiedessero contributi per la pubblicazione e ho atteso che mi venissero recapitate per posta le proposte contrattuali. Il fatto che gli editori dai quali sono stata contattata chiedessero il contributo per la pubblicazione è nero su bianco, sulla carta intestata delle case editrici e con la loro firma apposta in calce. Successivamente ho contattato telefonicamente le case editrici per chiedere informazioni e ho riportato nel libro le risposte ricevute. Chi vorrà eventualmente portarmi in tribunale dovrà
dimostrare che io ho scritto il falso. Cosa che non ho fatto.

Cosa pensa di queste affermazioni di Andrea Giannasi, direttore di
Prospektiva:

“Dietro a sigle editoriali spesso si celano tipografie che “stampano” libri a pagamento e non forniscono alcuna garanzia dopo l’uscita del volume.[…] Ma attenzione non sono truffatori. Sfatiamo questa diceria.
Gli editori a pagamento stampano libri per autori che hanno deciso in maniera chiara di editare versando un contributo.
Dunque cade, lo ripeto a scanso di equivoci, la figura che vede l’editore come carnefice e l’autore come vittima.[…] E se proprio volete pagare ricordate che quello che fate non è dissacrante e che quando entrate in un negozio di scarpe prima di uscire pagate le Nike che avete appena acquistato. E così vale per ogni servizio che ricevete”.

A parte l’infelice accostamento scarpe-libri non crede che così si
legittimano questi editori?

Dunque, va detto con estrema chiarezza che per quanto riguarda l’editoria a pagamento, nella gran parte dei casi, non si ravvisano gli estremi della truffa. E’ l’autore, infatti, che sceglie e accetta di pagare una certa somma per la pubblicazione della propria opera, firmando un contratto. L’editore a pagamento, quindi, non fa niente di illegale. Il suo comportamento può essere, eventualmente, discutibile da un punto di vista etico, ma non è illegale. Talvolta gli autori firmano i contratti con eccessiva superficialità, senza valutare attentamente tutte le clausole. Prima di firmare è doveroso controllare bene tutte le voci del contratto, principalmente quelle relative agli impegni che l’editore si assume per la promozione e la distribuzione del libro. Ci sono, poi, altre valutazioni da fare. Alla base di tutto ci sono le aspettative che l’autore ripone nell’operazione che si appresta a compiere: intendo dire che se si scrive un libro sulla storia del proprio paesino, il sindaco lo presenta a una sagra e si distribuiscono un po’ di copie direttamente alle cartolibrerie del territorio per la vendita, non c’è nulla di male nel pagare qualcuno che si curi di editare, impaginare e stampare il libro. E’ l’autore che si fa carico di gestire in proprio tutta l’operazione. In questo caso, rivolgersi ad un buon tipografo (se si curano in proprio editing e impaginazione) o a un editore a pagamento (che si occupa di tutta la realizzazione del volume) può essere la strada giusta. Il problema è quando si pensa che, semplicemente pagando, il nostro libro arriverà nelle migliori librerie italiane. Gli editori a pagamento disonesti sono quelli che fanno credere all’aspirante autore di poter contare su una distribuzione capillare a livello nazionale che poi, in realtà, non possono garantire. Quelli che promettono e non mantengono. I polli da spennare sono coloro che si illudono che, semplicemente pagando, troveranno il loro libro da Feltrinelli. Quelli che firmano i contratti senza leggerli bene.

Premesso questo, fare lo scrittore è un lavoro ed è giusto esser pagati per il lavoro che si fa, non pagare per lavorare.

 


Come NON pubblicare un libroultima modifica: 2008-03-21T10:40:00+01:00da liviabi
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