Dentro la propria ombra al Politecnico

 

Dentro la propria ombra

di Livia Bidoli

Originalmente pubblicato in Blog dei Circoli di lettura delle Biblioteche di Roma il 12/01/2008 

Colori assoluti che aggrediscono, rosso e nero, un porpora nobile che racchiude Giuseppe Oppedisano-Antoine Sablé in una tinta amarogonola e voluttuosa, tutta bramosa per una moglie andata via, scomparsa (?) che nessuno ha mai visto.

Tratto da uno dei racconti più celebri del lato fantastico di Maupassant, Le Horla scritto nel 1887, a due passi dall’esplosione della psicoanalisi e della scoperta dell’inconscio, il titolo stesso è significativo. Hors in francese vuol dire fuori e Le hors la, qualcosa che è qui fuori ma non meglio identificato. Tutto il racconto, una sorta di diario intimo che scrive il narratore fino all’esplosione della follia pura, non è che un narrare intorno ad un essere invisibile che si trova con lui, nella stanza, beve il suo latte e la sua acqua mentre lui dorme, lo funesta, senza però apparirgli verosimilmente. Appunto, là fuori, da qualche parte, forse dentro di sé.

Quasi prostrato indefinitamente su un letto di broccato, Antoine non fa che sognare strani avvenimenti, ed una presenza che gli si avvicina e lo tortura sempre di più e a nulla vale un viaggio a Parigi dove sperimenta una seduta di ipnosi del cognato, Jacques Parent-Bruno Governale. Durante l’esperimento un’amica gli parla della moglie e lui, in preda ad una crisi, l’aggredisce.

Oppedisano vive funestamente una parte angosciante per gli stessi spettatori immersi in un quasi buio e talvolta risvegliati da qualche evento allucinatorio che ricorda magie di altri tempi. Il bravo Bruno Governale recita un ruolo, quello di Jacques, che gli  calza a pennello, vivace e scattante, è credibile e rispetta tempi ed azione. Brave le altre due attrici, Bellusci e Grossi, mentre una nota al maggiordomo Giovanni, ovvero Ciba De Oliva, per l’aforisma recitato, originale di Maupassant sui governanti: “altrettanto cretini, ma invece di obbedire a degli uomini, obbediscono a dei principi, che non possono essere che sciocchi, sterili e falsi, per il fatto stesso di essere principi, cioè idee reputate certe ed immutabili”.

Massimiliano Zeuli, invece, va lodato, per la scelta del racconto, per le atmosfere evocative, per le entrate ed uscite e per la voce fuori campo che instradava in questa oasi di incanti ipnotici e laceranti, dentro di sé, e non solo nell’ombra.

Teatro Politecnico fino al 13 gennaio

Dentro la propria ombra al Politecnicoultima modifica: 2008-02-19T14:40:00+01:00da liviabi
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